martedì 3 maggio 2011

Problemi di coppia

Una giovane coppia dopo alcuni anni di litigi decide di separarsi ma prima mi chiede una consulenza. .Già dalla prima seduta emerge che Michela ha una “sua cultura riguardo gli uomini in generale e Roby in particolare”.
Michela era convinta che al marito in quanto maschio spettasse corteggiarla, farla sentire desiderata e soprattutto avviare l'inizio dei rapporti sessuali, lui aveva smesso di fare questo e dunque voleva dire che non era più innamorato di lei .
Michela era così convinta delle sue credenze che non aveva mai ritenuto di doverle condividere con Roby per confermarle o disconfermarle , di conseguenza, aveva concluso che se il marito trascorsi i primi due anni in cui si erano cercati e corteggiati reciprocamente, non la faceva sentire desiderata, aveva smesso di amarla e dunque non valeva la pena parlarne.
Michela non sapeva comunicare a Roby il suo timore di non essere più amata da lui, ma le più piccole divergenze diventavano motivi di proteste vivaci e di conflitti irrisolti tanto che ormai litigavano tutti i giorni più volte al giorno per futili motivi.
La loro convivenza la definivano “un inferno” e per questo avevano deciso di separarsi.
Nel corso della psicoterapia di coppia Michela si è sforzata di mettersi al posto di Roby mentalmente ed emotivamente , a guardarsi con gli occhi di Roby, a dare una valutazione positiva o negativa dei suoi comportamenti e di come fossero vissuti e sentiti da Roby.Non è stato facile , ma superata la rabbia e la resistenza iniziale, Michela , con impegno e forza di volontà è arrivata a sentire gli effetti dei suoi comportamenti su Roby, riconoscendo quanto lei fosse giudicante e rifiutante, quanto facesse sentire non amato e non desiderato il marito. Tanto quanto si sentiva non amata e non desiderata lei.Compiuto questo passo si è reso indispensabile occuparci della loro comunicazione di coppia, partendo dalla comprensione dei modelli relazionali appresi dai loro rispettivi genitori.

Per far ciò è stato necessario rileggere la storia di vita di Michela da cui emerse che il padre, che era stato un uomo scarsamente presente in famiglia, non aveva costruito alcun tipo di dialogo con la moglie , non l’ aveva aiutata nella crescita dei figli e tutti i week-end se ne andava a sciare o a giocare a tennis con gli amici; dopo qualche anno era stato abbandonato dalla moglie che si era portata la figlia Michela con sé.
Il padre di Michela, imprenditore aziendale, non aveva mai voluto assumere donne nella sua azienda e quando la figlia intraprese degli studi economici più volte si preoccupò di ricordarle che non l’avrebbe mai assunta nella sua azienda .

Michela spaventata e rassegnata, dopo un anno, cambiò tipologia di studi e smise anche di frequentare il padre rinunciando a credere di poter avere un dialogo con lui .Il nonno paterno, quando nacque Michela, apprendendo del sesso femminile del nascituro solo mentre si recava a far visita alla nuora, indignato, se ne tornò a casa, riportandosi indietro il regalo. Si mise poi a letto e ci rimase per alcuni giorni senza voler vedere nessuno, considerando la nascita di una figlia femmina un evento irrimediabilmente deludente.
E’ stato dunque indispensabile che Michela rileggesse la storia di vita del padre e del nonno e capisse in virtù di quali esperienze fossero scaturiti i modelli relazionali suoi e del padre circa le donne e gli uomini.

Grazie a queste riletture Michela poteva criticare costruttivamente tali modelli relazionali e cambiare punto di vista nella lettura degli uomini in generale e di Roby in particolare oltre che di sé stessa.
Dopo alcuni mesi la coppia di Michela e Roby aveva cominciato a funzionare davvero e sia il rapporto che il tipo di comunicazione erano diventati distesi, sereni, più affettuosi, aperti, più complici e più erotizzati.

E' stato sufficiente che Michela facesse un passo avanti e che Roby stesse fermo in fiduciosa attesa che la moglie acquisisse punti di vista più ampi, più personali e più autentici. Dunque più maturità ed equilibrio emotivo.
Michela ha raggiunto un cambiamento valido, efficace e duraturo, controllato nel tempo dopo 13 anni.

Nel cambiamento completo cambia la struttura interna della persona, vale a dire l'insieme dei significati che questa usa per conoscere e interpretare il mondo; cambiano gli stati somatici, cognitivi ed emotivi che vengono attivati da una determinata situazione; cambia la capacità della persona di agire nel mondo con efficacia.
Inoltre, il soggetto è consapevole del cambiamento avvenuto.
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