Il caso di Giorgio e Marina
Giorgio e Marina sono una coppia che ha sempre avuto problemi di intesa sessuale; entrambi cinquantenni, hanno 2 figli adulti, di cui una sposata.
E’ la figlia a telefonarmi e a chiedere un consulto per i genitori che sono in crisi per la seconda volta nella loro vita di coppia e stanno rischiando una rottura definitiva del loro rapporto, l’altro figlio che si è sposato e separato subito un anno dopo, lavora nell’impresa del padre.
La prima crisi della coppia risale a 6 anni prima, quando Giorgio ormai stanco e provato “dalla freddezza” della moglie, non riuscendo con la forza dell’amore e del rispetto nutrito sempre per lei a trovare migliore comprensione nel rapporto di coppia, ha cercato dopo oltre 25 anni conforto e affetto in una relazione extraconiugale verso la quale ha tentato di realizzare anche una stabilità e un riconoscimento sociale chiedendo la separazione a Marina ( probabilmente un tentativo rivoluzionario in un rapporto ormai logoro.
A quel punto Marina va incontro ad un forte scompenso emotivo e minaccia addirittura il suicidio nel caso il marito la lasciasse.
Spaventato Giorgio si blocca spaventato davanti a una così forte reazione da parte della moglie e spera sia significativa di migliori sviluppi e promesse ma si sbaglia, “tutto ritorna esattamente come prima, nell’inerzia assoluta per questi ultimi 6 anni, questo è l’ultimo mio tentativo poi non so....
” dice G,
G e M arrivano da me ormai molto provati e ognuno convinto delle proprie posizioni da difendere in quanto ritenute giuste e ineccepibili
Già all’inizio della prima seduta Marina attacca il marito criticando in modo svalutante il fatto che lui la desideri sessualmente.
Marina è una signora piccolina, minuta, alta 1,50 circa, peso circa 45 kg, carina, devo dire un po’ trascurata, occhi scuri profondi e una voce nei miei confronti carezzevole, viceversa nei confronti del marito ha dei modi bruschi e distanzianti. Giudica che a 50 anni un uomo non dovrebbe avere più voglia né impulsi sesuale e che, comunque sia, la voglia e gli impulsi affettivi e di desiderio del marito nei suoi riguardi sono roba sporca che non ammette e non ha mai ammesso.Dice questo tutto d’un fiato e con molta soddisfazione come se avesse enunciato una legge ben sancita
Giorgio è un po’ in sovrappeso, alto circa 1,70, modi da gentiluomo, una persona piacevole, occhi chiari e una voce chiara e ferma.
G rimprovera alla moglie la freddezza e la mancanza di comprensione nei suoi riguardi e nei riguardi della vita in generale; soprattutto dice di essere estenuato dal fatto che la moglie invece di ricoprire il ruolo di donna e di moglie svolge il ruolo di giudice, guardiana e censore della sua vita e di come sente al meglio di esprimerla.
Marina è arrabbiatissima col marito da anni perché tutte le sere lui prima di rientrare a casa passa a salutare i genitori ( che abitano al piano terra di una palazzina di loro proprietà, G ed M occupano il primo piano e il fratello di Giorgio il secondo).
G assegna a questo rituale serale il valore di un bisogno affettivo oltre che di gesto di riconoscenza, buona educazione e rispetto nei riguardi di due genitori solleciti che non gli hanno mai fatto patire alcuna mancanza nei momenti di bisogno, e aggiunge che nonostante l’età a causa del fallimento della sua ditta alcuni anni prima ha avuto ancora bisogno dei suoi genitori che lo hanno aiutato oltre che economicamente anche offrendo loro l’alloggio nel quale abitano con enorme soddisfazione, tuttora, tale luogo lo definiscono un posto incantevole nel quale desiderano continuare a vivere.
Marina continua a rimproverare al marito anche altri comportamenti che dice di non tollerare, come per esempio il fatto che lui rientri tardi la sera per farle pesare ( secondo lei ) il fatto che lui lavori mentre lei è casalinga. Emerge già durante i primi colloqui una grossa competitività da parte di Marina che attacca continuamente il coniuge su aspetti marginali che per lei sono divenuti determinanti per il loro rapporto di coppia.
Infatti G dice che se il matrimonio è andato avanti fino a questo punto ciò è dovuto al suo spirito di sacrificio e al suo impegno perché: “ spesso mia moglie mi sembra una bambina capricciosa a cui non si può negare nulla” adesso dice di essere stanco e le rimprovera di non capire le norme più elementari dello stare insieme e di non riuscire più a giustificarla.
Chiedo a Giorgio se Marina è sempre stata così e lui ammette che: “sì, salvo prima di sposarci, ma ci siamo sposati presto perché era l’unico modo per stare con Marina che a me è sempre piaciuta moltissimo”, dice di essere rimasto incantato della prima volta che avevano fatto l’amore in garage
che peraltro Marina nega perché dice di non ricordare
Marina non è solo arrabbiata e sfidante ma usa dei modi scadenti per stare in relazione e cercare complicità da parte mia, sta girata con la testa dalla parte opposta a quella dove siede il coniuge come una bambina indispettita, gli parla col dito puntato contro ed io ovviamente dovrò aiutarla a capire e capire a mia volta le cause di tale accanimento contro di lui
Marina mi sembra abbia una sindrome depressiva in cui cova dentro una grande rabbia, si vive il ruolo di casalinga, da lei voluto ( si rifiuta di andare in ufficio ad aiutare Giovanni perché lo ritiene inutile e non intende ragioni) come una scelta del coniuge a farla sentire di peso.
Cerco di interagire con Marina chiedendole come mi giudica mentre recito i suoi comportamenti: ed uso il “role playng” per spostare la sua prospettiva da cui guarda la realtà e se stessa per permetterle di vedersi e riconoscere sentendole le risonanze emotive dei suoi comportamenti.
Marina dalla storia compilata sulla sua vita, da me richiesta ignora la cooperazione, è sempre critica, giudicante e arrabbiata, le sfugge il significato autentico della dimensione di coppia e del piacere di stare insieme con leggerezza sostenendosi reciprocamente anche sessualmente.
Alla fine del secondo colloquio chiedo loro di scrivere una breve storia degli aspetti salienti della loro vita personale sia da single che da quando sono insieme facendo attenzione al modo con cui vibrano emotivamente ed affettivamente mentre scrivono quelle parti positive della loro storia.
Nel corso dei successivi colloqui e dalla storia scritta da Marina emerge in lei una forte componente svalutativa e di sfiducia nei confronti del mondo degli uomini: il padre, una figura autoritaria e la madre una donna sottomessa al padre, avevano educato i figli maschi come persone di categoria A e le femmine come persone di categoria inferiore, privando queste ultime di ogni libertà, impedendo loro di uscire e privandole addirittura del diritto all’istruzione obbligatoria.
Marina frequenterà le elementari insieme a bambini di 6 anni quando ormai ha 15 anni vivendo questa esperienza con un senso di ingiustizia umiliazione e sfiducia nel mondo.
Sin da piccole Marina ele due sorelle femmine non potevano essere vestite succinte neppure in estate né essere viste dai fratelli o dal padre parzialmente svestite anzi dovevano andare in bagno rivestite di tutto punto in un clima di convivenza integralista.
Inoltre all’inizio della vita matrimoniale, dopo ogni rapporto sessuale condiviso col marito e vissuto in modo appagante cominciava a sentirsi dannata e puttana con la voce della madre che riecheggiava in modo persecutorio dentro di lei.
Nel corso delle ulteriori sedute Marina mette in atto cambiamenti rivoluzionari: comincerà a truccarsi, a vestirsi con abiti femminili, carini e sexy, si curerà delle unghie, comincerà a rivedersi nel role playng e ad acquisire autocritica, sarà comprensiva e nel setting comincerà a guardare il coniuge negli occhi buttando giù il muro di ostilità fino ad abbatterlo, riprenderà i rapporti sessuali, che cominceranno ad essere vissuti con leggerezza e senso di liberazione, dirà al coniuge che lo ama, che lui le piace e che lo desidera ma soprattutto di averlo sempre desiderato..
Dopo circa 4 mesi Marina e Giorgio completeranno il lavoro di coppia molto soddisfatti e cambiati, Marina riuscirà a dare spazio alla sua voce autentica dentro di lei distinguendola da quella della madre persecutoria e svalutante i valori della sessualità.
Comincerà a raggiungere il marito in ufficio ed aiutarlo in quei compiti che sarà in grado di svolgere.
Smetterà di essere arrabbiata per tutte le motivazioni addotte a se stessa fin dall’inizio della terapia:“ avevo sempre desiderato di lasciarmi andare, è come se lei mi avesse autorizzato a farlo perché è una cosa buona e bella, finalmente mi posso godere mio marito ” e Giorgio aggiunge “ ed io mia moglie di cui sono sempre stato innamorato “, uno sguardo di intesa che faccio rilevare e a cui Marina ribadisce“ intesa che prima non avevo mai avuto ma avevo sempre invidiato negli altri”.
Marina capì che il suo freno e la sua rabbia si chiamavano vergogna, la madre pur avendole sempre stimolato sentimenti negativi nei riguardi della sessualità si confidava con lei della stanchezza provata davanti al desiderio sempre vivo del’anziano coniuge, lavorando su queste emozioni Marina riuscì a fare distinzione tra la sessualita sua e quella della madre, tra i suoi sentimenti e desideri e quelli della madre “ a me piace mio marito, mi piace fare tutto con lui” raggiungendo un benessere che appare destinato a mantenersi stabile nel tempo.
martedì 3 maggio 2011
Problemi di coppia
Una giovane coppia dopo alcuni anni di litigi decide di separarsi ma prima mi chiede una consulenza. .Già dalla prima seduta emerge che Michela ha una “sua cultura riguardo gli uomini in generale e Roby in particolare”.
Michela era convinta che al marito in quanto maschio spettasse corteggiarla, farla sentire desiderata e soprattutto avviare l'inizio dei rapporti sessuali, lui aveva smesso di fare questo e dunque voleva dire che non era più innamorato di lei .
Michela era così convinta delle sue credenze che non aveva mai ritenuto di doverle condividere con Roby per confermarle o disconfermarle , di conseguenza, aveva concluso che se il marito trascorsi i primi due anni in cui si erano cercati e corteggiati reciprocamente, non la faceva sentire desiderata, aveva smesso di amarla e dunque non valeva la pena parlarne.
Michela non sapeva comunicare a Roby il suo timore di non essere più amata da lui, ma le più piccole divergenze diventavano motivi di proteste vivaci e di conflitti irrisolti tanto che ormai litigavano tutti i giorni più volte al giorno per futili motivi.
La loro convivenza la definivano “un inferno” e per questo avevano deciso di separarsi.
Nel corso della psicoterapia di coppia Michela si è sforzata di mettersi al posto di Roby mentalmente ed emotivamente , a guardarsi con gli occhi di Roby, a dare una valutazione positiva o negativa dei suoi comportamenti e di come fossero vissuti e sentiti da Roby.Non è stato facile , ma superata la rabbia e la resistenza iniziale, Michela , con impegno e forza di volontà è arrivata a sentire gli effetti dei suoi comportamenti su Roby, riconoscendo quanto lei fosse giudicante e rifiutante, quanto facesse sentire non amato e non desiderato il marito. Tanto quanto si sentiva non amata e non desiderata lei.Compiuto questo passo si è reso indispensabile occuparci della loro comunicazione di coppia, partendo dalla comprensione dei modelli relazionali appresi dai loro rispettivi genitori.
Per far ciò è stato necessario rileggere la storia di vita di Michela da cui emerse che il padre, che era stato un uomo scarsamente presente in famiglia, non aveva costruito alcun tipo di dialogo con la moglie , non l’ aveva aiutata nella crescita dei figli e tutti i week-end se ne andava a sciare o a giocare a tennis con gli amici; dopo qualche anno era stato abbandonato dalla moglie che si era portata la figlia Michela con sé.
Il padre di Michela, imprenditore aziendale, non aveva mai voluto assumere donne nella sua azienda e quando la figlia intraprese degli studi economici più volte si preoccupò di ricordarle che non l’avrebbe mai assunta nella sua azienda .
Michela spaventata e rassegnata, dopo un anno, cambiò tipologia di studi e smise anche di frequentare il padre rinunciando a credere di poter avere un dialogo con lui .Il nonno paterno, quando nacque Michela, apprendendo del sesso femminile del nascituro solo mentre si recava a far visita alla nuora, indignato, se ne tornò a casa, riportandosi indietro il regalo. Si mise poi a letto e ci rimase per alcuni giorni senza voler vedere nessuno, considerando la nascita di una figlia femmina un evento irrimediabilmente deludente.
E’ stato dunque indispensabile che Michela rileggesse la storia di vita del padre e del nonno e capisse in virtù di quali esperienze fossero scaturiti i modelli relazionali suoi e del padre circa le donne e gli uomini.
Grazie a queste riletture Michela poteva criticare costruttivamente tali modelli relazionali e cambiare punto di vista nella lettura degli uomini in generale e di Roby in particolare oltre che di sé stessa.
Dopo alcuni mesi la coppia di Michela e Roby aveva cominciato a funzionare davvero e sia il rapporto che il tipo di comunicazione erano diventati distesi, sereni, più affettuosi, aperti, più complici e più erotizzati.
E' stato sufficiente che Michela facesse un passo avanti e che Roby stesse fermo in fiduciosa attesa che la moglie acquisisse punti di vista più ampi, più personali e più autentici. Dunque più maturità ed equilibrio emotivo.
Michela ha raggiunto un cambiamento valido, efficace e duraturo, controllato nel tempo dopo 13 anni.
Nel cambiamento completo cambia la struttura interna della persona, vale a dire l'insieme dei significati che questa usa per conoscere e interpretare il mondo; cambiano gli stati somatici, cognitivi ed emotivi che vengono attivati da una determinata situazione; cambia la capacità della persona di agire nel mondo con efficacia.
Inoltre, il soggetto è consapevole del cambiamento avvenuto.
WWW.dIMPRONTA.IT
Michela era convinta che al marito in quanto maschio spettasse corteggiarla, farla sentire desiderata e soprattutto avviare l'inizio dei rapporti sessuali, lui aveva smesso di fare questo e dunque voleva dire che non era più innamorato di lei .
Michela era così convinta delle sue credenze che non aveva mai ritenuto di doverle condividere con Roby per confermarle o disconfermarle , di conseguenza, aveva concluso che se il marito trascorsi i primi due anni in cui si erano cercati e corteggiati reciprocamente, non la faceva sentire desiderata, aveva smesso di amarla e dunque non valeva la pena parlarne.
Michela non sapeva comunicare a Roby il suo timore di non essere più amata da lui, ma le più piccole divergenze diventavano motivi di proteste vivaci e di conflitti irrisolti tanto che ormai litigavano tutti i giorni più volte al giorno per futili motivi.
La loro convivenza la definivano “un inferno” e per questo avevano deciso di separarsi.
Nel corso della psicoterapia di coppia Michela si è sforzata di mettersi al posto di Roby mentalmente ed emotivamente , a guardarsi con gli occhi di Roby, a dare una valutazione positiva o negativa dei suoi comportamenti e di come fossero vissuti e sentiti da Roby.Non è stato facile , ma superata la rabbia e la resistenza iniziale, Michela , con impegno e forza di volontà è arrivata a sentire gli effetti dei suoi comportamenti su Roby, riconoscendo quanto lei fosse giudicante e rifiutante, quanto facesse sentire non amato e non desiderato il marito. Tanto quanto si sentiva non amata e non desiderata lei.Compiuto questo passo si è reso indispensabile occuparci della loro comunicazione di coppia, partendo dalla comprensione dei modelli relazionali appresi dai loro rispettivi genitori.
Per far ciò è stato necessario rileggere la storia di vita di Michela da cui emerse che il padre, che era stato un uomo scarsamente presente in famiglia, non aveva costruito alcun tipo di dialogo con la moglie , non l’ aveva aiutata nella crescita dei figli e tutti i week-end se ne andava a sciare o a giocare a tennis con gli amici; dopo qualche anno era stato abbandonato dalla moglie che si era portata la figlia Michela con sé.
Il padre di Michela, imprenditore aziendale, non aveva mai voluto assumere donne nella sua azienda e quando la figlia intraprese degli studi economici più volte si preoccupò di ricordarle che non l’avrebbe mai assunta nella sua azienda .
Michela spaventata e rassegnata, dopo un anno, cambiò tipologia di studi e smise anche di frequentare il padre rinunciando a credere di poter avere un dialogo con lui .Il nonno paterno, quando nacque Michela, apprendendo del sesso femminile del nascituro solo mentre si recava a far visita alla nuora, indignato, se ne tornò a casa, riportandosi indietro il regalo. Si mise poi a letto e ci rimase per alcuni giorni senza voler vedere nessuno, considerando la nascita di una figlia femmina un evento irrimediabilmente deludente.
E’ stato dunque indispensabile che Michela rileggesse la storia di vita del padre e del nonno e capisse in virtù di quali esperienze fossero scaturiti i modelli relazionali suoi e del padre circa le donne e gli uomini.
Grazie a queste riletture Michela poteva criticare costruttivamente tali modelli relazionali e cambiare punto di vista nella lettura degli uomini in generale e di Roby in particolare oltre che di sé stessa.
Dopo alcuni mesi la coppia di Michela e Roby aveva cominciato a funzionare davvero e sia il rapporto che il tipo di comunicazione erano diventati distesi, sereni, più affettuosi, aperti, più complici e più erotizzati.
E' stato sufficiente che Michela facesse un passo avanti e che Roby stesse fermo in fiduciosa attesa che la moglie acquisisse punti di vista più ampi, più personali e più autentici. Dunque più maturità ed equilibrio emotivo.
Michela ha raggiunto un cambiamento valido, efficace e duraturo, controllato nel tempo dopo 13 anni.
Nel cambiamento completo cambia la struttura interna della persona, vale a dire l'insieme dei significati che questa usa per conoscere e interpretare il mondo; cambiano gli stati somatici, cognitivi ed emotivi che vengono attivati da una determinata situazione; cambia la capacità della persona di agire nel mondo con efficacia.
Inoltre, il soggetto è consapevole del cambiamento avvenuto.
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